
DOVE NASCE IL BOSCO
Mi chiamo Beatrice, e forse tutto ha origine nella scelta di quel nome che mi hanno regalato alla nascita.
La memoria infesta la mia quotidianità, il timore sottile di dimenticare. E quindi annoto tutto, mi riempio le tasche di carte di cioccolatini scarabocchiate e petali di fiori secchi. Torno indietro, inseguo ciò che è stato. Mi volto a osservare le orme nella sabbia, prima che le onde le divorino. L'emozione che più mi somiglia non so nemmeno se lo sia, in realtà. Una tensione costante verso ciò che resta e chiede di essere custodito. La nostalgia.
La mitologia classica mi ha sempre parlato con voce familiare. Odisseo, nel suo ostinato desiderio di tornare a casa, ha tracciato anche la mia rotta. L'uomo fragile e inquieto che in sé porta il ricordo vivo di un'isola – «l'eco di un mare tra gli scogli o un po' di fumo», diceva Cesare Pavese nei suoi Dialoghi con Leucò. Mi ha insegnato che il viaggio non è solo andare lontano, ma scegliere a cosa tornare.
Alla lettura sono approdata tardi, per troppo tempo l'ho percepita come un dovere da assolvere. La scrittura, invece, è sempre stata il mio rifugio: inventavo storie che sapevo mi sarebbe piaciute, perché ancor prima di leggerle avevo bisogno di scriverle. E adoravo perdermi tra le sale dei musei, inchinarmi alle dame dalle ampie gonne, seguire gli sguardi dei personaggi carpendo il messaggio segreto nelle loro espressioni. Cercavo le storie nascoste dalle pennellate, un linguaggio di passioni dirompenti nel silenzio.
Quando da bambina mi veniva chiesto cosa volessi fare da grande non avevo mai la risposta pronta – e, anni dopo, la situazione non è poi troppo cambiata. Sono scrittrice, editor, consulente di scrittura creativa in ambito educativo. Da studentessa e insegnante, ho osservato quanto spesso il sistema fatichi a lasciare spazio all'espressione creativa, soprattutto attraverso la scrittura. E quanto invece ragazzi e ragazze abbiano bisogno di essere ascoltati prima ancora che corretti.
Credo nella parola come gesto lento, nella lettura come forma di ascolto, nella scrittura come possibilità di abitare un tempo anziché rincorrerlo.
Il Bosco delle Muse è il mio modo di restituire ciò che le storie mi hanno insegnato.
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