Io e il mio amico vuoto: dolore e accettazione della perdita in un albo illustrato
- Beatrice Mandelli
- 1 apr
- Tempo di lettura: 4 min
Il dolore, quel percorso così diversificato e personale. Eppure, l'esperienza universale che accomuna l'umanità in quanto viva. Non esistono parole che sappiano categorizzarlo, e forse per questo servono le immagini. Serve la loro delicatezza, la loro capacità di veicolare un messaggio tra le linee di un linguaggio comune che si fa strada nel silenzio carico di ricordi. Io e il mio amico vuoto, scritto da Azam Mahdavi e illustrato da Maryam Tahmasebi, è arrivato in Italia nel 2023 grazie alla traduzione di Giuditta Campello per Emme Edizioni. Un albo commovente che, con la delicatezza di un fiore che sboccia, dipinge il lutto e la sua accettazione.
Trama
A narrare la storia è una bambina – ma non importa che lo sia, potrebbe essere una donna di mezza età, un'anziana, oppure un uomo qualsiasi. Guarda una fotografia appesa alla parete, l'ultima che ritragga lei e la mamma nell'atto di invasare una piccola pianta.
Poi la mamma è morta. E il Vuoto ha preso il suo posto.
Il Vuoto si frappone tra la bambina e la sua quotidianità: le tiene la mano sull'autobus, sta con lei durante la ricreazione e perfino durante il tragitto verso casa. Anzi, ad accompagnarla a casa è proprio lui, mentre tutti gli altri bambini camminano a fianco dei loro genitori. Soprattutto, il Vuoto non l'abbandona tra le mura della casa. Eppure, un giorno accade qualcosa di inaspettato: l'ultima pianta che la bambina e sua madre avevano piantato fiorisce. E quel fiore, quei petali gialli e fragili, la bambina li affida al Vuoto.
Ri-fiorire: la primavera come resurrezione dall'inverno
Quella del fiore è una simbologia antica – e di largo utilizzo, data la sua immediatezza. Quando l'emozione umana sembra incomprensibile e avulsa da qualsiasi altra esperienza, ecco che la natura accorre in aiuto. È Demetra che piange la lontananza di una figlia; è Persefone che ritorna dagli Inferi. Ciclica, la natura nasce per morire. E muore per rinascere.
Regalare il fiore al Vuoto ha per la bambina un doppio significato. È il frutto dell'ultimo gesto di cura che ricorda in presenza della madre, quindi gli sta affidando una delle memorie più care che di lei ha. Un gesto che doveva unirle e di cui ora sente terribilmente la mancanza. Soprattutto, significa consegnare al Vuoto (dunque al percorso del lutto) la chiave necessaria per muoversi in direzione di un progresso. Verso l'accettazione. Perché, se anche la madre non c'è più, la pianta è ancora viva – e produce un fiore, simbolo di una speranza possibile e concreta.
Testi e illustrazioni a confronto in Io e il mio amico Vuoto
Non basta identificare la traccia da seguire per accettare il dolore, ma è sufficiente a sfuggire all'immobilità. Il Vuoto non abbandona la bambina da un giorno all'altro, continua ad andare con lei a scuola. Ed è lì che qualcosa sembra cambiare: i compagni di scuola lo vedono, lo riconoscono e ci interagiscono, come se fosse del tutto normale. (Perché è normale).
Negli albi – genere editoriale così maltrattato – testo e parte visiva si compenetrano. Dipendono l'uno dall'altra in un rapporto indissolubile, intrinseco. Le descrizioni delicate di Azam Mahdavi corredano le illustrazioni di Maryam Tahmasebi. Più che dalle parole, il percorso di accettazione della bambina è mostrato attraverso le immagini. Il Vuoto è una presenza semitrasparente, gonfia e, appunto, vuota – almeno finché non gli viene consegnato il fiore. E al primo ne segue un secondo e poi un terzo e tanti altri ancora. Li tiene nel petto, galleggiano dove da una figura antropomorfa ci si aspetta che si trovi il cuore, e li custodisce. E così finiscono per trovare un gattino, la bambina e il Vuoto fiorito, e mangiano tutti insieme a tavola, con anche il papà.
La gradazione cromatica vira dai toni cupi del grigio e del marrone ai toni caldi del rosso e del giallo dei petali. È un percorso lento, quasi impercettibile, quello del dolore. Ecco perché questi sono i dettagli che soltanto alla seconda o alla terza rilettura saltano all'occhio. La parte più straordinaria degli albi illustrati sta proprio nei suoi testi limitati, che permettono molte più riletture di un qualsiasi altro libro. (Fatelo sempre, rileggete un albo appena voltata l'ultima pagina!) Rileggere per ri-leggere: interpretare nuovamente e riflettere sui dettagli nascosti tra le linee grafiche. Porsi delle domande che finiranno per infestarci per un po', ci terranno la mano come il Vuoto con la bambina.
Riepilogando...
Titolo: Io e il mio amico vuoto (Khali)
Autrice: Azam Mahdavi (testi), Maryam Tahmasebi (illustrazioni)
Genere: albo illustrato
Anno: 2021
Si contraddistingue per:
tema gravoso trattato con estrema delicatezza
narrativamente, la rinascita è descritta mediante il simbolismo
Quando leggerò (perché, purtroppo, mi capiterà) che l'albo illustrato è un genere di secondaria importanza o soltanto per bambini, oppure entrambe le cose, penserò a questo titolo. Penserò al modo in cui prima e ultima illustrazione siano l'una lo specchio dell'altra, a quelle due cornici che sembrano parlarsi. La bambina e la madre, e poi la quotidianità sbrindellata e ricucita, che ha fatto spazio al Vuoto ma che non per questo vuota è.









Commenti