L'ombra di Orfeo: mitologica nostalgia nei libri per ragazzi
- Beatrice Mandelli
- 28 mar
- Tempo di lettura: 8 min
Aggiornamento: 6 mag
Gli ultimi due libri che ho letto sono stati, del tutto casualmente, l'uno lo specchio dell'altro. Le estati di ribellione, incontri che cambiano la vita, tradimenti, vecchie storie, la natura come personaggio attivo. Protagonisti diversi, pubblici diversi, eppure i romanzi di David Almond e di Julia Green scavano nel passato fino a far riemergere l'eterno sentimento antico. Crescere, in fin dei conti, è come morire. E il trauma del lutto – chi sono stato e chi non sarò più – a volte è meno doloroso se a spiegarlo sono altri. Se, anche millenni prima, c'è già stato qualcuno che si è sentito esattamente come noi.
da "Greek Gods and Heroes", illustrato da Tyler Miles Lockett
La canzone di Orfeo: graffi e salsedine nel romanzo di David Almond
A narrare il romanzo in prima persona, come un nebuloso ricordo di ciò che quell'estate si è rivelata, è Claire. Studentessa nella media, bloccata in un paesino freddo e grigio del Northumberland, nella sua vita di diciassettenne non c'è niente di straordinario. Eccetto Ella. La sua migliore amica – anche se sembra riduttivo definirla così – è dotata di un'innocenza che Claire non può far altro che proteggere. E, quando una notte d'estate, i ragazzi accampati in tende sulla spiaggia vengono svegliati dal canto di un giovane sconosciuto, Claire non intuisce il pericolo. Il ragazzo si chiama Orpheus; ha l'aspetto trasandato e con sé porta uno strumento capace di irretire i sensi di uomini e animali – persino le alghe della spiaggia sembrano inclinarsi per ascoltarlo. È una lira, e sortirà il suo incantesimo anche sulla bella e delicata, fragile e innocente Ella Grey. Il loro amore è improvviso e travolgente, mentre la preoccupazione di Claire oscilla tra la profezia e la gelosia adolescenziale. Gli ostacoli esistono, ma sembrano rimpicciolire di fronte al loro sentimento. Ha il sapore della predestinazione, il retrogusto inevitabile del fato.
Riscrivere il mito di Orfeo ed Euridice
Di tutti i miti classici, quello di Orfeo è certamente uno dei favoriti. È carico di una forza intrinseca, di una determinazione che sa di ribellione, e mostra come per l'amore – il sentimento generatore del tutto – si sia disposti a fare qualunque cosa. Ma questa è solo una delle due facce della storia, peraltro, nemmeno la più importante. Perché il mito di Orfeo è amore, ma è l'inevitabilità della morte. Ancora, è l'amore che è costretto a sopravvivere alla morte.
Forse per questo viene così spesso – e così necessariamente – chiamato in causa in ambito di formazione. Perché il mito di Orfeo tocca le corde di una lira antica. Parla della morte, certo, ma parla della fragilità umana. Una fragilità che è fisica – perché è il corpo di Euridice a tradirla, avvelenato dal serpente – ma è soprattutto emotiva. Orfeo scende nell'Ade come un dio, sconfigge le barriere che sbarrano il cammino degli umani, eppure umano rimane. Orfeo si volta e perde Euridice.
Io stessa, che sono cresciuta sui miti e li ho voluti studiare criticamente nel mio percorso di studi, non ho ancora capito come incasellare quel finale. Non è un lieto fine, quello no, ma neppure del tutto tragico. E qui, ho capito, sta il motivo per cui Orfeo serve ai ragazzi molto più di quanto serva Zeus tramutato in toro, cigno o pioggia. Orfeo ama, sfida e perde – ma perde davvero? Insegna l'amore e la disperazione, la determinazione a non darsi per vinti, la forza di sopportare per un obiettivo e, infine, insegna quando lasciare andare e, soprattutto, ad accettarlo. Il mito di Orfeo è, per certi versi, la rappresentazione delle fasi del lutto, dalla negazione all'accettazione.
Un inno alla giovinezza
David Almond è un pluripremiato autore per ragazzi, vincitore del premio Hans Christian Andersen nel 2010. Ha esordito nel 1998 con Skellig e, «per i servizi alla letteratura», nel 2021 è stato insignito dell'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico. La Canzone di Orfeo arriva in Italia grazie a Salani, nel 2018, tuttavia il titolo perde parte della sua potenza nella traduzione. Perché la canzone sarà anche di Orfeo, ma appartiene a Ella. Dunque, A Song for Ella Grey.
Ma come fai a trasformarti in ciò che vuoi essere, quando sei già ciò che sei?
Almond ambienta le vicende mitologiche in una cornice contemporanea, affastellata di giovani che dalla vita vogliono cogliere tutto prima che sia troppo tardi. Giovani che fanno della giovinezza la propria arma e il proprio scopo. E quindi feste sulla spiaggia, canti a squarciagola, baci, l'ebbrezza del vino, gelosie, la corsa contro il tempo. Claire brama la ribellione di quel Paradiso Perduto che, sui banchi di scuola, sembra così distante e inarrivabile. Il fuoco di irrequietezza che la anima le impedisce di stare ferma, vuole «bere la vita fino all'ultimo sorso», rubando le parole dell'Ulisse di Alfred Tennyson.
Eppure, fino all'incontro con Orpheus, non sembra rendersi conto di quanto lo sforzo di incapsulare l'adolescenza in un inno idilliaco e inossidabile sia, in realtà, vano. Come il resto del gruppo di amici, anche Claire è innegabilmente affascinata dal mistero che Orpheus porta con sé, ma c'è qualcosa che la trattiene. È come se il suo canto non attecchisse su di lei, non totalmente. E quando invece a cascare nella trappola del destino è Ella, la sua Ella, il dubbio esplode in angoscia. L'intera conoscenza di Orpheus, che scardina le dinamiche di un gruppo consolidato di amici, assume la parvenza di un sogno nebuloso e condiviso. Ha i tratti imprevedibili della pazzia.
Forse fummo pazzi quel giorno. Forse alcune delle cose che sembrarono accadere non accaddero per davvero. E forse alcune cose che parvero accadere nei giorni e nelle settimane successive non accaddero per davvero. Forse fu solo perché eravamo giovani, e essere giovani è come essere pazzi. Forse essere umani, a qualunque età, significa un po' essere pazzi.
Ettie e lo stagno di mezzanotte di Julia Green dipinge il conflitto tra una nonna e una nipote nel momento dell'adolescenza
Ettie vive con la nonna in un cottage immerso nella natura e le sue giornate si dividono tra il preparare marmellate, nutrire le galline e le esplorazioni dei boschi circostanti. La madre è partita anni prima, andando a prestare servizio medico in zone pericolose; aveva detto che sarebbe tornata presto ma ora, a causa della guerra, non dà sue notizie da mesi. Ettie non dubita che si farà presto sentire e, nel frattempo, inganna la noia dando sfogo alla sua curiosità. È così che una mattina si imbatte in una ragazza dall'aspetto trasandato e una brutta ferita alla caviglia. Si chiama Cora, uno spirito nomade senza apparenti legami con gli abitanti del villaggio. Ettie si prende cura di lei e, in breve, diventa la sua migliore (unica) amica. La novità le dà alla testa, il brivido del proibito la spinge oltre il limite – così tanto da credere di non poter più tornare indietro. Eppure la nonna glielo aveva detto, l'aveva supplicata e gliel'aveva fatto promettere, di stare lontana dallo stagno nella vecchia cava.
«Ogni volta che ti tuffi vorresti arrivare più in fondo, stare sotto più a lungo, spingerti più lontano nuotando nell'oscurità... Ed è esattamente quello che lui vuole: attirarti dentro e trattenerti per sempre.»
Il mito del «rito di passaggio» tra David Almond e Julia Green
Dove La Canzone di Orfeo è uno young adult puro, dalle tinte graffianti e malinconiche, il romanzo di Julia Green restituisce soltanto parte di quella «bile nera», centellinandola fino a renderla digeribile a un pubblico più giovane. Ettie e lo stagno di mezzanotte è arrivato in Italia lo scorso autunno 2025, tradotto da Sante Bandirali per la casa editrice Uovonero, e si rivolge a lettori a cavallo tra primaria e secondaria, guidandoli attraverso un percorso di transizione che spesso coincide con il passaggio da un grado di scuola all'altro. Ettie è una ragazzina che pesta i piedi, che vuole più di quanto le è sempre andato bene – la casa della nonna, il suo cottage idilliaco, adesso comincia a starle stretto. La ribellione della protagonista diventa motivo di attrito con la nonna, che risponde al cambiamento con l'angoscia opprimente di chi teme un ripetersi del passato.
Cora rappresenta nella quotidianità ripetitiva di Ettie il cambiamento che Orpheus ha portato nella vita di Claire: figure giovani e raminghe, apparentemente senza legami, misteriose e dotate di un fascino al quale sembra impossibile resistere. Quella di David Almond è una riscrittura mitologica, ma anche il romanzo di Julia Green strizza spesso l'occhio alle antiche storie classiche. Lo stesso mito di Orfeo ed Euridice è più volte citato e rappresenta la chiave attraverso la quale Ettie riconosce e accetta la propria crescita. Tutti i finali tristi, di tutta la disperazione e la violenza, la nonna li sostituiva con un tanto fiabesco quanto falso «e vissero per sempre felici e contenti».
«Non hai mai voluto parlare di niente che fosse problematico, o difficile» dice Ettie. «Non lo fai neanche adesso. Ma quelle cose erano comunque dentro di me. Forse sarebbe stato utile ascoltare l'oscurità e la tristezza nelle storie. Avrebbe dato più senso a tutto. Quando hai tolto quelle parti, si è perso qualcosa... Sono diventate meno sincere.»
Questa riflessione, peraltro, apre uno spunto necessario: la letteratura per l'infanzia deve avere il cattivo. Il piccolo lettore ha il diritto di scontrarsi con il male e affrontarlo nel teatro sicuro di un libro, superando di fatto quella paura. Non è per omissione che si protegge, anche se troppo spesso l'adulto cade in questo tranello.
Sentendo che la nonna le nasconde qualcosa, Ettie la ripaga con la stessa moneta, decidendo di tenere per sé l'amicizia con Cora e le gite alla pozza smeraldina nella vecchia miniera abbandonata. Ad aumentare il brivido del pericolo è Cora stessa, un personaggio che – anche per un lettore adulto – è difficile da prevedere. Personalmente, mi piace pensarla come una metafora di crescita: Cora è ciò che era stata la madre di Ettie, una ragazza egoista nel suo desiderio di spingersi sempre olte, incurante del dolore che avrebbe causato. Non è un caso che la storia sia ambientata al limitare dell'estate, quando il sole comincia a ritirarsi tra le nuvole e la terra trattiene l'umidità della pioggia.
La mitologia greca spiegava l'alternarsi delle stagioni attraverso il mito di Persefone. Figlia della dea del raccolto Demetra, Persefone era stata rapita da Ade, dio degli Inferi. Sua madre era impazzita dal dolore e aveva chiesto aiuto a Zeus: Persefone avrebbe quindi trascorso sei mesi sulla terra e sei mesi sotto di essa. Dunque, la natura fioriva e produceva frutti in primavera e d'estate, quando Persefone era con la madre, e Demetra faceva cadere l'autunno e l'inverno sul paesaggio mentre Ade teneva prigioniera la figlia. Nella tradizione mitologica, ci è stato tramandato anche un altro nome per Persefone. "La giovinetta", la chiamavano. Kore – o, a volte, anche Cora.
Ecco quindi che, oltre ad assumere i tratti di una Sirena ammaliatrice che trascina Ettie nelle profondità dell'acqua con un fascino molto simile al canto di Orfeo, Cora è metafora dell'estate che finisce attraverso il rimando alla figura di Persefone. E, metaforicamente, finisce l'estate e finisce l'infanzia.
Riepilogando...
Titolo: La canzone di Orfeo
Autore: David Almond
Genere: riscrittura mitologica in chiave contemporanea
Anno: 2018
Ambientazione: Inghilterra
Età consigliata: 12-14
Si contraddistingue per:
narrazione lirica e malinconica, estremamente scorrevole
spaccato furiosamente sincero della giovinezza
interessanti scelte in materia di grafica editoriale
Titolo: Ettie e lo stagno di mezzanotte
Autrice: Julia Green
Genere: narrativa per bambini e ragazzi
Anno: 2025
Ambientazione: Inghilterra
Età consigliata: 8-10
Si contraddistingue per:
narrazione molto facile e scorrevole, con dialoghi brevi e frequenti (inseriti in un'ambientazione molto curata)
rapporto di amicizia e rapporto con gli adulti (indagati sentimenti come la rabbia e il senso di colpa)
illustrato da Pam Smy
Lontana dai banchi scolastici, l'estate è e sempre sarà il luogo dell'infanzia. La cornice sicura il cui i bambini possono ancora giocare a esserlo, anche quando sentono di non esserlo più. Non mi stupisce vedere tanti libri per ragazzi ambientati in questa stagione, non mi annoia leggerli. In fondo, si tratta di esperienze che valicano il tempo e lo spazio, e continueranno ad essere universali – così come i vecchi miti, che poi tanto vecchi allora non sono.
«È quello che gli scrittori hanno sempre fatto. Le storie non sono immutabili, anche se sono scritte. Cambiano ogni volta che qualcuno le racconta.»










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