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La Corsa delle Onde: libertà e destino nel romanzo di Maggie Stiefvater

Aggiornamento: 8 mar


Dove l'oceano s'infrange sulle scogliere irlandesi, nell'isola immaginaria di Thisby, Maggie Stiefvater ambienta una ricorrenza sanguinosa. Ogni anno, il primo giorno di novembre, valorosi cavalieri si radunano sulla spiaggia per la Corsa dello Scorpione. A scontrarsi sono i fantini dei capaill uisce, cavalli d'acqua indomiti e carnivori, che emergono dalle onde proprio in questo periodo. Nessuno dubita che, per la quinta volta di seguito, il vincitore sarà Sean Kendrick, nemmeno quando – contro ogni precedente – Kate Connolly si iscrive alla gara con la sua cavalla assolutamente ordinaria. Eppure, in un'isola come Thisby, dove la magia crepita nell'aria salata, l'inaspettato è sempre dietro l'angolo... Prima di essere un fantasy young adult, La Corsa delle Onde è un meraviglioso romanzo di formazione, avvincente e originale, tra colpi allo stomaco e risate genuine.

C'è chi corre per vincere. E c'è chi corre per sopravvivere. Oggi è il primo giorno di novembre. Oggi qualcuno morirà. E qualcuno troverà l'amore. Forse.

Trama

Ogni autunno, l'isola di Thisby si prepara a celebrare l'annuale Corsa dello Scorpione. Quando l'estate finisce e le acque dell'oceano si alzano, ecco che dalle onde emergono i capaill uisce, cavalli di forza e pericolosità incredibili che vengono catturati proprio per essere montati durante la gara. Si tratta della maggior fonte di guadagno dell'isola: dal continente vengono i turisti, con il loro entusiasmo per le stravaganze locali e i loro soldi spensierati da spendere in ninnoli e frivolezze, ma anche gli investitori fanno capolino. George Holly è uno di loro, venuto a Thisby dalla California per mettere le mani sui cavalli vincenti della scuderia del signor Malvern. Sean Kendrick ci lavora da quando, dieci anni prima, ha perso il padre durante una di quelle corse. È grato a Malvern, l'uomo che nel suo pugno profumato di banconote detiene il potere di mezza isola, e a volte ha la netta sensazione che, se le cose fossero diverse, sarebbe a lui che l'attività passerebbe in eredità, e non a quell'imbecille vanitoso del figlio, Mutt Malvern. Ma a Sean non importa di dover sopportare le angherie gelose di Mutt, gli basta occuparsi dei cavalli e, soprattutto, cavalcare Corr, lo stallone rosso che lo ha portato alla vittoria nelle scorse quattro edizioni e che spera di riscattare dalla scuderia, un giorno. Forse, se vincesse anche quest'anno, avrebbe messo da parte abbastanza per farcela. Non dovrebbe di certo temere Kate Connolly che, contro la tradizione secolare, si è iscritta alla gara con la sua cavalla – poco più di un pony – assolutamente ordinaria. Eppure, qualcosa nella sua chioma rosso fuoco smuove Sean – e lo stesso, per quanto le secchi ammetterlo, vale per Kate. Nessuno dei due può immaginare la piega che prenderà quest'edizione della corsa perché, tra gloria e denaro, c'è di mezzo il destino. E, forse, pure l'amore.


Sean Kendrick e Kate Connolly, i protagonisti

A diciannove anni, Sean Kendrick è una delle personalità più in vista dell'isola. Benché ancora solo un ragazzo, si è guadagnato la reputazione con sangue freddo e un'indole innata che lo hanno reso non solo rispettato agli occhi degli abitanti di Thisby, ma addirittura indispensabile. Quando ha visto il padre morire sulla spiaggia della corsa, ormai quasi dieci anni prima, Sean ha promesso a se stesso di non commettere gli stessi errori. Così, è diventato un addestratore, il migliore – un domatore di capaill uisce. Corr è il suo preferito, uno stallone mastodontico dal pelo scarlatto e l'impeto incontenibile – a tutti gli altri, almeno, perché il rapporto costruito in anni di addestramento a fianco di Sean lo hanno reso, se non affidabile, quantomeno obbediente.

Kate Connolly – che chi conosce chiama Puck, come il folletto del folklore locale – è la figlia di mezzo di una famiglia che si sta sgretolando sotto i suoi occhi. I genitori sono morti in mare a causa di un attacco di capaill uisce; Finn, il fratello minore, si sta sempre più chiudendo nel suo mondo di introversione, mentre Gabriel, il maggiore, ha deciso di punto in bianco di lasciare l'isola per cercare fortuna nel continente. Kate non ci pensa due volte: partecipare alla corsa significa ritardare la partenza di Gabe e, soprattutto, vincere significherebbe aggiudicarsi il primo premio – abbastanza da pagare i debiti della casa che Malvern minaccia di togliere ai fratelli Connolly. Così, quando Kate si iscrive alla corsa con la sua migliore amica, la cavalla Dove, non si aspetta che l'ostacolo più grande alla sua vittoria – o addirittura alla sua sopravvivenza – non siano tanto i terribili cavalli d'acqua che verranno cavalcati dai fantini, ma i fantini stessi. Cittadini di Thisby, persone che ha sempre incontrato per strada, uomini che non accettano che una donna metta becco in una tradizione secolare. L'unico al quale non sembra interessare è proprio Sean Kendrick. Forse perché è tanto arrogante da credere di vincere – o forse no.


La Corsa delle Onde tra mitologia, tradizioni e contemporaneità

La Corsa delle Onde, traduzione dell'originale The Scorpio Races, è arrivato in Italia nel 2012 grazie a Rizzoli. Come confessa l'autrice nella sua nota finale, il romanzo ha avuto una lunghissima gestazione. La difficoltà maggiore che Stiefvater ha incontrato è stata proprio la rielaborazione della materia mitologica. Quella dei cavalli d'acqua, creature fatate tanto affascinanti quanto pericolose, è una leggenda comune a molte culture celtiche. Quella irlandese parla di capaill uisce, quella scozzese di kelpie. Qualunque sia la versione, tramanda la crudeltà selvaggia di questi cavalli carnivori, intrinsecamente legati al mese di novembre. Una volta sulla terraferma, sono cavalcature straordinarie – a patto che non si riavvicinino all'acqua, dal richiamo della quale saranno sempre attirati.

Maggie Stiefvater, bestselling author del New York Times grazie alla saga fantasy young adult The Raven Cycle, rielabora la materia con freschezza e originalità, fondendo tradizioni antiche a una contemporaneità familiare al pubblico adolescente. Da questo punto di vista, molto interessante è l'incontro tra le due anime dell'isola nel contesto religioso. Da una parte c'è la nuova religione, il cristianesimo importato durante le missioni di San Colombano (come dimostra proprio la chiesa di San Columba, frequentata da Kate e dalla maggior parte dei cittadini), ma dall'altra resiste l'antica religione che lega vicendevolmente le vite delle persone agli animali e riconosce nella natura lo spirito ordinatore del Tutto.

Sean aspetta sulla battigia, guarda l'oceano, e c'è qualcosa si struggente e malinconico nella sua espressione, come se anche lui volesse tuffarsi nell'acqua e scomparire. Soltanto allora capisco che è questo il motivo per cui Norman Falk ha chiesto a Sean di farlo. Non solo perché Sean era l'unico in grado di svolgere il rituale, ma perché Sean Kendrick, con quel suo struggimento, è la corsa, anche se non fosse mai esistita nessuna corsa. Un simbolo di quello che significano i cavalli per l'isola, un ponte fra ciò che siamo e ciò che tutti vorremmo da Thisby ma non riusciamo a raggiungere. Quando Sean sta lì fermo sulla riva, il viso rivolto al mare, non sembra più umano di un qualunque capaill uisce, e questo mi turba.

Molti sono i temi intrecciati dei quali Sean e Kate fanno da portavoce, ognuno in prima persona nel proprio punto di vista. Se Sean deve gestire l'ingiustizia del coetaneo Mutt Malvern, figlio invidioso del suo datore di lavoro, e disposto a tutto pur di dissetare la propria sete di vendetta, Kate fa i conti con la famiglia che rischia di disgregarsi e, soprattutto, con il pregiudizio altrui. Parole apparentemente gentili, premurose, che non fanno altro che tracciarle un recinto intorno e impedirle di cavalcare con il vento che soffia tra i capelli.

«Le donne sono l'isola, e l'isola ci sostiene. È importante. Ma sono gli uomini che tengono ancorata l'isola al fondale marino e impediscono che vada alla deriva. Non ci può essere una donna su quella spiaggia. Va contro l'ordine naturale delle cose.»

Ad accomunare i protagonisti, sicuramente, è la visione che entrambi hanno della corsa. Dove per tutti è fama e gloria – nient'altro che una versione moderna (e bellissima) del kleos greco classico –, Sean e Kate vedono la necessità. Vedono l'urgenza di mettere a rischio la propria vita per raggiungere un obiettivo che vale l'incolumità, e questo è un motore narrativo molto più potente di qualsiasi desiderio vezzoso di mettersi in luce.


I miei personali appunti sparsi

Non è la prima volta che leggevo di kelpie, credevo di sapere cosa aspettarmi. Mi sbagliavo. Il libro (che oggi in Italia non è più in ristampa, ma fortunatamente è ancora disponibile in ebook) è un autoconclusivo, e ciò che di più lontano ci sia da una spensierata storia di formazione. È un racconto di una potenza che toglie il fiato, poetico nella sua schiettezza. Probabilmente è colpa dell'ambientazione irlandese – l'Irlanda fa sempre questo alle sue storie, le sbatte sugli scogli e le annega nell'oceano in una schiuma di sale e sangue. Il tema del senso di appartenenza, dell'amore, della crescita, del lutto – e del lutto della crescita – si intrecciano al mito dei cavalli d'acqua con la viscosità delle alghe marine.

Kate e Sean sono protagonisti reali, perché imperfetti. Cocciuti e determinati, eppure entrambi legati a doppio filo all'isola che sembra tenerli prigionieri, sono rivali che trovano terreno comune nella lealtà verso le proprie cavalcature. Da una parte la normalissima Dove, placida e paurosa, e dall'altra Corr, con il suo colore di brace e gli occhi che bruciano. Se è prevedibile fin dalla quarta di copertina che tra i due nascerà un sentimento, questo potrebbe svilupparsi però in una maniera meno ovvia. Le storie di Kate e Sean sono infatti indipendenti l'una dall'altra e mantengono solidità anche nella loro autonomia. Nei punti di vista a loro riservati, i protagonisti gestiscono i propri conflitti – conquistando irrimediabilmente il pubblico con la loro testardaggine.

Come loro, reali appaiono anche i personaggi secondari – tanti, tantissimi, come solo sanno essere i pochi abitanti delle piccole isole. Chi gentile, chi ottuso, chi solo di passaggio, chi crudele per il solo gusto di esserlo: tutti lasciano nelle vite di Sean e Kate un'impronta che nemmeno l'acqua sembra riuscire a lavare via.

E forse, però, la vera protagonista è Thisby. L'isola di scogliere e sabbia e vicoli e dolcetti alla cannella – e sangue e sale e cavalli d'acqua. La descrizione che ne fa l'autrice è ammaliante, impossibile non figurarsela davanti agli occhi. Malinconica e macabra, Thisby è la versione terrena di un capall uisce: se non l'addestri, se non la conosci, rischia di trascinarti sul fondo del mare.


Riepilogando...

Titolo: La Corsa delle Onde (The Scorpio Races)

Autrice: Maggie Stiefvater

Genere: urban fantasy young adult, autoconclusivo

Anno: 2011

Ambientazione: Irlanda, folklore celtico

Età consigliata: 13-18*

Si contraddistingue per:

  • doppio punto di vista, in prima persona, al presente

  • due storie solide e indipendenti che si intrecciano grazie al sentimento romantico

  • stile descrittivo e intimistico, ma anche ironico

  • trama che procede lenta, eppure in maniera molto scorrevole

*per ovvie ragioni, numerose, numerosissime, menzioni di sangue e morti macabre


Se un album di Of Monsters and Men e un album di Mumford & Sons avessero un figlio, probabilmente si avvicinerebbe molto a questo romanzo. Forse proprio per questo l'ho adorato.


fanart, the scorpio races, la corsa delle onde

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