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La bambina col falcone: i destini di due sorelle all'epoca delle Crociate

Storia, destino e predestinazione si intrecciano in questo romanzo di Bianca Pitzorno, pubblicato la prima volta nel 1982. Ambientato all'epoca delle Crociate, protagoniste sono le due figlie maggiori del falconiere dell'imperatore Federico II, Costanza e Melisenda. Se la prima sogna di raggiungere Gerusalemme per combattere una vera Crociata, la seconda altro non desidera che imparare il mestiere del padre e diventare esperta nell'arte della falconeria. In una narrazione avvincente che si inserisce nel contesto storico-culturale, il romanzo dipinge la storia della famiglia Rufo mettendone in luce il carattere colto e cosmopolita, senza omettere le piccole gioie quotidiane e i dolori universali.



Trama

È tempo di crociate. Anche i più giovani sognano la Grande Avventura del viaggio nel paese di Outremer, luogo esotico e misterioso abitato da emiri e sultani infedeli, teatro di battaglie e assedi vittoriosi. Anche la tredicenne Costanza smania dal desiderio di unirsi ai pellegrini che partono per riconquistare il Santo Sepolcro. La sorella Melisenda, invece, fantastica di imparare dagli arabi i segreti della falconeria. Ma il destino non si può scegliere: è lui che decide come sarà il tuo viaggio, come sarà la tua avventura…

Protagonista di queste avventure ambientate tra il 1215 e il 1229, durante il regno di Federico II e il fervente desiderio ecclesiastico di liberare la Terra Santa mediante una nuova crociata, è la famiglia di messer Rinaldo Rufo. Falconiere imperiale stanziato a Minervino Murge, in Puglia, dalla moglie Yvette – provenzale d'origine – ha avuto cinque figlie femmine. Completano il quadro gli altri abitanti della proprietà, quali servi, bambinaie, tutori, stallieri.


Il contesto storico e il rapporto con i Saraceni

Bianca Pitzorno riesce nella difficile impresa di trattare una vicenda fittizia all'interno di un contesto storico coerente, in un libro destinato a un pubblico molto giovane, senza risultare pedante. L’ambientazione è quella di una proprietà terriera del Regno delle due Sicilie durante il regno di Federico II, nel quale fanno capolino personaggi storici realmente esistiti – dal papa a Ermanno di Salza, passando per Michele Scoto e San Francesco fino alla giovanissima Bianca Lancia.


A corredare le vicende, interessantissimi sono gli approfondimenti riguardanti la cultura saracena – medicina, matematica e, ovviamente, falconeria. A ciò contribuisce la presenza di personaggi non cristiani che ruotano intorno alla proprietà. Il rapporto con gli «infedeli» da parte della famiglia di messer Rufo è estremamente rispettoso – le balie delle bambine più piccole sono saracene e canzoni saracene cantano alle piccole (ed è divertente come il cattivo della storia passi dall'essere «il Saladino» a diventare il «Rericcardo»); Sibilla, la figlia di mezzo, è affezionatissima alla balia Selima e a suo figlio, il "fratello di latte" Nureddin. Questa sinergia tra saraceni e cattolici che vogliono andare alla crociata (ma nemmeno troppo, in famiglia l’unica che vuole veramente andarci è Costanza) è tale per cui l’argomento sia ricorrente alla tavola di messer Rufo. In particolare, uno dei motivi di maggiore apprensione per Costanza è l’odore di eresia che la sua famiglia sembra avere. Il padre è servo di un imperatore che rischia la scomunica dal continuo posticipare la crociata promessa al papa e la madre, persi entrambi i genitori nella cosiddetta «crociata contro gli albigesi», non disdegna la dottrina catara.


Costanza e Melisenda, le due protagoniste de La bambina col falcone

Ribelli e caparbie, Costanza e Melisenda sono le due figlie maggiori di Messer Rufo. Curiosa e con uno spiccato spirito d’avventura, Costanza è rimasta affascinata fin da piccola dai racconti cavallereschi – soprattutto quelli riguardanti Camelot – convincendosi di voler partecipare a una crociata. Melisenda, al contrario, è interessata a un’altra professione prettamente maschile: la falconeria.


Sono due i motori che spingono Costanza a Outremer: i racconti avventurosi che giungono dalla Terra Santa (di conseguenza anche la possibilità di conquistare la gloria, liberando il Santo Sepolcro) e soprattutto il desiderio di trovare il fratello perduto della sua bambinaia. Di una decina d’anni più grande della padrona, Alienor è stata comprata come schiava al porto di Genova, dopo essere stata separata dal fratello. Entrambi di origine franca, erano infatti partiti per la cosiddetta «Crociata dei bambini» rivelatasi un disastro.


Melisenda, invece, ha un unico obiettivo: imparare l’arte della falconeria. Questo la porta, a nemmeno dieci anni, ad arrampicarsi sugli alberi a depredare nidi di tordi credendoli falchi. Quando finalmente il padre le affida un rapace tutto suo, Sparr, Melisenda si dimostra all’altezza nonostante la fatica richiesta, venendo premiata dalla lealtà dell’animale. Curiosa tanto da risultare invadente (caratteristica che si rivelerà più volte a suo favore), è lei la vera protagonista, tanto da dare il titolo al libro.


I miei personali appunti sparsi

Provare simpatia per Melisenda è facile, con il suo carattere travolgente e la sua disposizione alla fatica. È Costanza ad apparire meno aperta al confronto, così orgogliosa e ostinata, per quanto ugualmente determinata. Eppure, con il procedere della narrazione e, dunque, con la crescita (tanto anagrafica quanto narrativa) delle due sorelle, è impossibile non affezionarsi. Personalmente, oltre ai pregevoli scorci storici, ho apprezzato il rivolgimento del destino delle protagoniste, intrecciato tanto da sfiorare il capovolgimento.

Bianca Pitzorno non ha bisogno di presentazioni, né dovrebbero i suoi libri, ma La bambina col falcone mi ha colpito per alcune caratteristiche che – mi sono chiesta perché – ragazzi e ragazze di oggi non hanno spesso modo di incontrare. L'abilità dell'autrice di intessere una storia inventata all'interno di una trama reale che rimane coerente permette di seguire parallelamente il filo narrativo e quello delle vicende storiche, fornendo la possibile occasione di presentare ai più giovani un periodo in apparenza tanto lontano da essere inutile (quante volte ci tocca sentire questa parola?) sotto una luce del tutto diversa. Inoltre, le due protagoniste femminili non potrebbero esserlo di meno. Pur interfacciandosi in maniera sottile e necessaria con le problematiche societarie del tempo che molto impedivano alle donne, Costanza e Melisenda sono caratterizzate da un innato desiderio di uscire dalle categorie che l'epoca le ha corredate alla loro nascita – bambine, future mogli, future madri, nomi pressoché invisibili nella storia. Invece, vogliono entrambe fare qualcosa per cui essere ricordate, lasciare un segno nel tempo che passa troppo velocemente. E questi desideri, queste ambizioni che muovono la narrazione e smuovono il mondo, non hanno un pubblico di riferimento prettamente maschile o femminile. Il conflitto che questo romanzo mette in scena è universale.


Riepilogando...

Titolo: La bambina col falcone

Autrice: Bianca Pitzorno

Genere: romanzo storico di formazione

Anno: 1982

Ambientazione: Regno delle due Sicilie, 1215-1229

Età consigliata: 10-12

Si contraddistingue per:

  • arco temporale molto ampio

  • narrazione onnisciente concentrata prevalentemente su due personaggi

  • vicende fittizie inserite in un reale contesto storico-culturale


Per troppo tempo ho avuto un cattivo rapporto con la lettura, che non riuscivo a percepire come piacere ma unicamente come obbligo. Ho recuperato questo libro ormai da adulta, su consiglio di un'amica. Io ero decisamente esclusa dal pubblico di riferimento, eppure niente mi ha impedito di lasciarmi trascinare in questa storia meravigliosa.



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