Lyndon: quando perdonare è difficile, soprattutto sé stessi
- Beatrice Mandelli
- 15 apr
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 16 apr
«Caro Thomas, mi ripeto nella mente le parole di questa lettera che non vorrei scriverti. Lo faccio per non sentirmi affogare.»
Lyndon – come il mare sotto la luna è il nuovo graphic novel di Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo, dopo lo strepitoso successo di Rebis. Edito da Bao publishing nel 2025, la storia di Lyndon è l'affresco degli incubi d'infanzia che lasciano cicatrici traumatiche. Dove la linea tra sogno e ricordo è assottigliata dal senso di colpa. A volte, non basta nemmeno fuggire nella più sperduta tra le isolette scozzesi: il passato tornerà sempre a bussare alla porta. Ma Lyndon ha smesso di fuggire.
Trama
Lyndon Meriwether è un insegnante. Londra gli va stretta, non riesce più a lavorarci, è in preda a pensieri intrusivi che distruggono la sua serenità. Così decide di trasferirsi su un’isola della costa della Scozia, e di ricominciare. Sperando che dove non lo conosce nessuno non possano arrivare i mostri. Eppure quando uno dei suoi studenti scompare, dopo un pomeriggio di giochi con gli amichetti, gli abitanti del luogo sono più pronti a credere che sia stato portato via proprio da uno dei mostri delle leggende contadine che ad andarlo a cercare. Starà a Lyndon, e al fratello del bambino scomparso, correre contro il tempo per evitare il peggio.
Il passato di Lyndon
Lyndon è un giovane di città, le illustrazioni del suo passato lo mostrano come il rampollo di una famiglia alquanto benestante, in una casa dalle lunghe scalinate e dipinti in cornici dorate. Eppure ha deciso di trasferirsi lontano dalle comodità londinesi, trapiantandosi in un villaggio di burberi scozzesi. Insegna in una scuola elementare, dove i ragazzini non sono i damerini di città di cui Lyndon, probabilmente, è stato esponente a suo tempo. Ha una collega esuberante che gli dimostra affetto scorrazzandolo nei pub della zona. Scrive lettere a Thomas, suo fratello. La sua è una quotidianità serena – o così appare, perché è frutto del costante sforzo di ritualità di una persona che, semplicemente, non desidererebbe altro che interrompere la catena di sforzi e non alzarsi dal letto.
La verità è che, se smette di essere impegnata, la mente di Lyndon si infesta di incubi. Vede la sagoma del grosso mostro marino, il cavallo delle leggende, il kelpie. Rivive l'infanzia con Thomas, il bimbo allegro dal caschetto biondo e i grandi occhi vispi. Il lettore percepisce l'angoscia di Lyndon, nota le reazioni ai cambiamenti nella sua quotidianità e li cataloga come risposte a un trauma. Un trauma che deve riguardare la figura innocente di Thomas, il bimbo-fantasma che disturba il sonno del fratello maggiore con un'eterna cantilena: è colpa tua.
Quando il passato si ripete
Lyndon si trasferisce in un villaggio scozzese nella speranza che l'aria di mare aiuti la sua salute, certo, ma più di tutto cova la speranza di sfuggire alle grinfie del passato. Per questo è impreparato, quando si ripresenta a chiedergli il conto. Uno dei suoi piccoli alunni – quella testa di calda (ma simpaticissima) di McKay – scompare da una notte all'altra. Lyndon ci è affezionato, perché è pur sempre un suo alunno, s'intende; ma anche perché le circostanze lo hanno portato a trascorrere un'intera serata nel salotto chiassoso di casa McKay, immerso in un'atmosfera famigliare che chissà da quanto tempo non sentiva. Il minimo che Lyndon può fare è offrire aiuto durante le ricerche e il proprio conforto (soprattutto al maggiore dei fratelli ❤️🩹).
Professore, è tornato! Pensavamo che non tornasse più. Ci racconta di McKay? Mister Meriwether, è vero che si è buttato da una scogliera di duecento iarde? È vero che avete nuotato per sei ore?
Lyndon si dona completamente alla causa, senza considerare gli effetti che questo tragico episodio potrebbe comportare al suo trauma mai sopito. Perché è quella la radice infetta di tutto, il senso di colpa mai affrontato che rischia di trascinare nell'abisso. Come in tutte le circostanze, a far aprire gli occhi, sono gli incontri.
Una storia queer, ma senza etichette
Come anche in Rebis, il loro debutto, Marchesini e Dicataldo travestono «in costume» temi contemporanei. Lo stigma sociale è sempre presente, pur senza sfociare nel moraleggiante.
Il rapporto di affetto tra Lyndon e il maggiore dei fratelli McKay si costruisce tavola dopo tavola, con una commistione di delicatezza e goffaggine davvero adorabile. L'ambientazione è quella tipica dell'epoca vittoriana – come pure la moda: giacche di tweed, redingote, gilet, colletti alti – e si riflette piacevolmente sulla narrazione. La complicità tra i due personaggi è offerta da piccoli gesti pieni di significato, dagli sguardi che si cercano per un istante all'impercettibile sfiorarsi delle mani.
Visualità, metafore e salti temporali: quando una narrazione è fatta (davvero) bene
Conosciamo Lyndon tavola dopo tavola. La scomparsa del suo allievo fornisce la tragica occasione per ripercorrere il suo passato, svelando il motivo di quelle lettere che vengono scritte con tanto affetto, senza tuttavia essere mai spedite. Si tratta di un espediente narrativo estremamente fortunato, che in questo contesto conquista il lettore anche per il suo uso magistrale in unione ai salti temporali – improvvisi, lampanti, e per questo il doppio intensi.
Meravigliosa, poi, è la metafora del capodoglio come inconscio umano. Di tutte le tavole illustrate da Carlotta Dicataldo, questa mi è rimasta addosso anche a lettura terminata. (Spero di non liberarmene mai).

Riepilogando...
Titolo: Lyndon – Come il mare sotto la luna
Autrici: Irene Marschesini (testi), Carlotta Dicataldo (disegni)
Genere: graphic novel
Anno: 2025
Ambientazione: Scozia, epoca vittoriana
Età consigliata: 16+
Si contraddistingue per:
narrazione densa di temi quali lutto, senso di colpa e accettazione del trauma
affetto queer dipinto con immensa delicatezza
espedienti narrativi: salti temporali (incubi) e lettere
Irene Marchesini e Carlotta Dicataldo raccolgono in Lyndon la potenza di uno sguardo, la necessità di accettare. Un graphic novel che scorre con la scioltezza di una pellicola, tra dialoghi disarmanti e tavole strepitose. In un brevissimo spazio autoconclusivo, la storia è viscerale e rapidissima, eppure dotata di una densità incredibile – presente e passato, paura e spensieratezza, affetto e senso di colpa.
La casa editrice inserisce (non poi troppo scherzosamente) il titolo in un genere ultra-specifico: non risolverai davvero niente scappando, ma ancora meno non lasciandoti amare.
E forse sta tutto lì.









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